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D'Ambrosi tra pittura e natura

L'irrealtà di un informale assoluto non porta da nessuna parte; è un gioco gratuito,
nessuna forma d'arte può dare emozioni se non contiene una parte di realtà.
Michel Tapié

Ugo D'Ambrosi appartiene alla generazione dei pittori informali da più di mezzo secolo, durante il quale ci ha dato una grande quantità di opere (oli, incisioni, collages), versando nell'attività creativa ogni sua attenzione di uomo, ogni sua possibilità di intelligenza e di sentimento.
La sua formazione avviene nel corso degli anni Cinquanta, decennio fondamentale per la nascita delle nuove avanguardie. È appunto allora, tra il 1940 e il 1950, che si manifesta l'Informale, la poetica più importante e decisiva del dopoguerra. Con l'Informale ci troviamo di fronte a un'arte basata non sull'assenza di forma ma, come diceva Francesco Arcangeli, su "una forma non premeditata", nella quale la componente istintiva prevale su quella razionale. L'Informale vuole esprimere l'impossibilità di trovare un senso nel mondo se non forse in se stessi, nelle proprie emozioni, unico punto di riferimento certo dopo gli anni bui dei regimi totalitari. Di fronte al fallimento clamoroso del razionalismo, l'arte può rinascere dalle sue ceneri solo in una dimensione altra, scardinando tutte le regole di una costruzione rigorosa e sapiente del dipinto, infrangendo qualsiasi schema figurativo, formale o geometrico, risolvendo l'urgenza espressiva in un'esplosione di segni e materia cromatica. Materia, colore, segno, da mezzi espressivi diventano così veri e propri protagonisti, diventano essi stessi l'opera d'arte.
D'Ambrosi aderisce a questo movimento in un clima culturale particolarmente ricettivo come quello napoletano, dopo le prime prove giovanili all'insegna dei pittori "espressivi" (Mafai, Scipione, Raphael) della Scuola Romana, la scuola di via Cavour, come la chiamava Roberto Longhi. A riguardare oggi quei dipinti, certi paesaggi o certi autoritratti, si capisce come D'Ambrosi sia approdato all'Informale, spinto non da un bisogno di inseguire novità e tanto meno mode, ma solo da ragioni di intima necessità, per elezione di natura: nell'espressionismo della Raphael prima, e nelle tendenze informali dopo, ritrovava il suo temperamento viscerale, l'esigenza fisica impellente di plasmare la materia e di accendere il colore.
La peculiarità della pittura di D'Ambrosi, dentro l'aura dell'arte informale, è di restituirci soprattutto un "informale di natura", resistendo contro il pericolo e le pressioni di un linguaggio formalistico. Il suo lavoro, infatti, anche quando allude a segni di pura ricerca plastica o visiva, mantiene sempre quel dialogo con la natura in cui è il senso più vero della mediterraneità artistica. L'artista, anzi, non può prescindere da questo rapporto, che è quello che gli trasmette l'energia, l'emozione per affrontare il mondo delle forme. Oltre a ciò va sottolineato un fortissimo richiamo della tradizione figurativa, a cominciare dalla scuola caravaggesca d'un Luca Giordano o d'un Mattia Preti, che accompagna in modo evidente il percorso espressivo di D'Ambrosi, nulla concedendo all'improvvisazione o a posizioni eretiche circa il valore del mestiere, dell'abilità tecnica e della pittura "fatta bene" tono su tono.
Una vena lirica e neoromantica caratterizza sostanzialmente la sua produzione, pure attenta nel corso degli anni a varie declinazioni linguistiche tra Nouveau Réalisme, Pop Art e Nuova Figurazione. L'ampia serie delle Strutture dinamiche (2006), di cui fa parte la tela donata al Liceo per il Bicentenario, ci riporta alla più recente stagione creativa dell'artista. Essa contiene una felice, giocosa sintesi formale del pensiero figurativo di D'Ambrosi sulla materia-luce e sul colore, i "primari" all'interno dei quali va letta e capita la sua opera. Le immagini pittoriche, affidate alla gestualità della spatola, si liberano in fughe di luce, in spazi di pura vibrazione cromatica; si dissolvono e si ricompongono in un continuo processo di esperienze visive e di accadimenti, instaurando segrete analogie con le forme naturali. D'Ambrosi non usa la natura come soggetto, ma ne sa evocare attraverso la pittura la fragrante fisicità e la concretezza.
Scilla, maggio 2013                                                                                                                    

Paolo Ciro

cantiere-navale 
 UGO D’AMBROSI, Cantiere navale, 1959