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 Bicentenario del Liceo
 
Locandina-Ugo-D'Ambrosi 
 

30 maggio  Aula Magna Ore 10:30

 

 

Dentro l'Informale

con UGO D'AMBROSI
 
 

 
 
 ugo d ambrosiPERCORSO ARTISTICO
Il Maestro Ugo D’Ambrosi, nato a San Valentino Torio (SA), si è formato presso l’Istituto d’Arte di Napoli sotto la guida di egregi Maestri, tra i quali si ricorda Vasco Pratolini, suo Docente di Storia dell’Arte. autoritratto-ugo
All’inizio degli anni Cinquanta i suoi dipinti sono suggestionati dalla lezione della Scuola Romana, in particolare per le scelte cromatiche, influenzate dalla tavolozza di Mafai, evidente nelle nature morte e nei paesaggi, in cui D’Ambrosi scompone la figura attraverso una pennellata densa, quasi materica, che guarda al naturalismo astratto.
Sul finire degli anni Cinquanta il suo interesse si rivolge verso le esperienze degli artisti Informali, per i quali “la tela è un’arena in cui agire, invece che uno spazio in cui riprodurre, ridisegnare, analizzare o “esprimere” un oggetto reale o immaginato. La tela non era più dunque il supporto della pittura, bensì un evento” (Harold Rosenberg).
Negli anni Sessanta elabora una pittura dai toni decisamente materici, con interventi polimaterici, rendendo liquido il colore con evidenti scolature e arricchendo la sua tela con una gestualità dinamica, lontana, tuttavia, dalla drammaticità degli artisti americani e di alcuni grandi maestri europei.
All’inizio degli anni Settanta l’interesse di D’Ambrosi si rivolge alla Figurazione, con una serie di opere che trattano la vita quotidiana, nei suoi aspetti più drammatici (serie degli Incidenti stradali).
Negli anni Ottanta ritorna ad una pittura gestuale, togliendo al colore qualsiasi consistenza materica per renderlo più leggero, quasi rarefatto.
Nel nuovo millennio, elabora la serie delle Strutture dinamiche, che sancisce in via definitiva il suo incrollabile interesse per la ricerca sulla forza della luce e del colore, chiave di volta di un’estetica “mediterranea”, che ha tenuto l’artista lontano da un sentire violento e drammatico, proprio dell’Informale europeo.
 
 struttura-dinamica
 UGO D’AMBROSI, Struttura dinamica
olio su tela, 94x136, 2009, Collezione Liceo Classico T. Campanella
L’opera è stata donata dall’artista al Liceo per il Bicentenario

DENTRO L’INFORMALE CON UGO D’AMBROSI
L’elemento che lega il Maestro Ugo D’Ambrosi al linguaggio artistico Informale, nato nei primi anni Cinquanta, è l’indagine sulle possibilità espressive della materia, del colore usato in modo puro e libero da ogni campitura limitante.
Quando nel 1962 giunse a Reggio Calabria per insegnare presso il Liceo Artistico, la sua ricerca era già decisamente orientata verso le potenzialità espressive dei linguaggi non figurativi. In città nel 1968 diede vita alla Galleria d’arte “Incontro Sud”, insieme ad altri giovani artisti di provenienza napoletana, per introdurre a Reggio Calabria sperimentazioni di ogni genere, attraverso la conoscenza diretta delle opere di alcuni protagonisti del panorama artistico mondiale. Ma il Maestro D’Ambrosi restò sempre fedele ai valori figurativi e compositivi della tradizione mediterranea, per cui mai nelle sue opere la struttura è dettata dal caso o le sue concrezioni materiche e le spesse sovrapposizioni di colore, miste a leggere scolature, stanno ad indicare disagio esistenziale o crisi di certezze. Questa solidità di valori, mediata dalla pratica di ogni tipo di ricerca innovativa, dal cubismo iniziale, al gestuale, al materico rende l’ultima produzione del Maestro, la serie delle Strutture dinamiche, un invito all’azione che, attraverso una gestualità controllata e un progetto compositivo arricchito da accesi contrasti cromatici, si traduce in un inno alla gioia, in un invito a vivere la vita godendo della carica emozionale della luce e del colore.
Giuseppina De Marco

cavalli
 
immagine
 
 UGO D’AMBROSI, Cavalli, 2006  UGO D’AMBROSI, Immagine n.1, 1966,
tecnica mista, 100 x 130

D'Ambrosi tra pittura e natura

L'irrealtà di un informale assoluto non porta da nessuna parte; è un gioco gratuito,
nessuna forma d'arte può dare emozioni se non contiene una parte di realtà.
Michel Tapié

Ugo D'Ambrosi appartiene alla generazione dei pittori informali da più di mezzo secolo, durante il quale ci ha dato una grande quantità di opere (oli, incisioni, collages), versando nell'attività creativa ogni sua attenzione di uomo, ogni sua possibilità di intelligenza e di sentimento.
La sua formazione avviene nel corso degli anni Cinquanta, decennio fondamentale per la nascita delle nuove avanguardie. È appunto allora, tra il 1940 e il 1950, che si manifesta l'Informale, la poetica più importante e decisiva del dopoguerra. Con l'Informale ci troviamo di fronte a un'arte basata non sull'assenza di forma ma, come diceva Francesco Arcangeli, su "una forma non premeditata", nella quale la componente istintiva prevale su quella razionale. L'Informale vuole esprimere l'impossibilità di trovare un senso nel mondo se non forse in se stessi, nelle proprie emozioni, unico punto di riferimento certo dopo gli anni bui dei regimi totalitari. Di fronte al fallimento clamoroso del razionalismo, l'arte può rinascere dalle sue ceneri solo in una dimensione altra, scardinando tutte le regole di una costruzione rigorosa e sapiente del dipinto, infrangendo qualsiasi schema figurativo, formale o geometrico, risolvendo l'urgenza espressiva in un'esplosione di segni e materia cromatica. Materia, colore, segno, da mezzi espressivi diventano così veri e propri protagonisti, diventano essi stessi l'opera d'arte.
D'Ambrosi aderisce a questo movimento in un clima culturale particolarmente ricettivo come quello napoletano, dopo le prime prove giovanili all'insegna dei pittori "espressivi" (Mafai, Scipione, Raphael) della Scuola Romana, la scuola di via Cavour, come la chiamava Roberto Longhi. A riguardare oggi quei dipinti, certi paesaggi o certi autoritratti, si capisce come D'Ambrosi sia approdato all'Informale, spinto non da un bisogno di inseguire novità e tanto meno mode, ma solo da ragioni di intima necessità, per elezione di natura: nell'espressionismo della Raphael prima, e nelle tendenze informali dopo, ritrovava il suo temperamento viscerale, l'esigenza fisica impellente di plasmare la materia e di accendere il colore.
La peculiarità della pittura di D'Ambrosi, dentro l'aura dell'arte informale, è di restituirci soprattutto un "informale di natura", resistendo contro il pericolo e le pressioni di un linguaggio formalistico. Il suo lavoro, infatti, anche quando allude a segni di pura ricerca plastica o visiva, mantiene sempre quel dialogo con la natura in cui è il senso più vero della mediterraneità artistica. L'artista, anzi, non può prescindere da questo rapporto, che è quello che gli trasmette l'energia, l'emozione per affrontare il mondo delle forme. Oltre a ciò va sottolineato un fortissimo richiamo della tradizione figurativa, a cominciare dalla scuola caravaggesca d'un Luca Giordano o d'un Mattia Preti, che accompagna in modo evidente il percorso espressivo di D'Ambrosi, nulla concedendo all'improvvisazione o a posizioni eretiche circa il valore del mestiere, dell'abilità tecnica e della pittura "fatta bene" tono su tono.
Una vena lirica e neoromantica caratterizza sostanzialmente la sua produzione, pure attenta nel corso degli anni a varie declinazioni linguistiche tra Nouveau Réalisme, Pop Art e Nuova Figurazione. L'ampia serie delle Strutture dinamiche (2006), di cui fa parte la tela donata al Liceo per il Bicentenario, ci riporta alla più recente stagione creativa dell'artista. Essa contiene una felice, giocosa sintesi formale del pensiero figurativo di D'Ambrosi sulla materia-luce e sul colore, i "primari" all'interno dei quali va letta e capita la sua opera. Le immagini pittoriche, affidate alla gestualità della spatola, si liberano in fughe di luce, in spazi di pura vibrazione cromatica; si dissolvono e si ricompongono in un continuo processo di esperienze visive e di accadimenti, instaurando segrete analogie con le forme naturali. D'Ambrosi non usa la natura come soggetto, ma ne sa evocare attraverso la pittura la fragrante fisicità e la concretezza.
Scilla, maggio 2013                                                                                                                    

Paolo Ciro

cantiere-navale 
 UGO D’AMBROSI, Cantiere navale, 1959